Al via i playoff, è ora di mettere la freccia: bianca, blu, nera


Partono i playoff di basket in mezzo alle polemiche, specie sul versante Fortitudo, opposta ad Agrigento. Virtus al PalaDozza con Casale

– di Alberto Bortolotti –

Il canotto, il passaporto, Moncalieri. La vigilia della partenza dei play-off per le bolognesi si disperde in mille rivoli che poco c’entrano con il core business della faccenda.

Alessandro Ramagli, coach della Virtus

Esauriamo subito la questione dei virgulti bianconeri che, innervati da Pajola, non passano lo scoglio piemontese nell’Under 20 (categoria che tutti gli addetti ai lavori dicono essere meno interessante e propedeutica rispetto agli Under 18. Ma allora perchè esiste ancora?). Prendiamola come un paradigma, cioè che non sarà questa la stagione in cui riscontrare un evidente progresso dei ragazzi con la V (ma anche quelli con la F, seppure più grandi, sono ora un po’ ai margini. Non basta la buona difesa di Campogrande su Umeh nel derby, per quanto condizionante sul risultato). L’arrivo di Gentile riduce ulteriormente minutaggio e rotazioni degli junior, ma d’altra parte stampa gli intendimenti del club in faccia a tutti i concorrenti: a un ventottenne di Serie A viene fatto un 2+3 (mesi), diciamo che le ambizioni non sono sottaciute (a cifre di cartellino e ingaggio non irridenti verso i compagni di squadra, aspetto che stava a cuore in primo luogo a Ramagli). Sul tema, da notare il buon lavoro di Vecchi e Trovato. In parallelo con quello della F, dall’altra parte, Cinciarini non è un’addizione banale nè a buon mercato. Così non si celano i propositi della proprietà e si può mettere, al momento, la sordina alle accuse alla sua presunta micragnosità, a meno che nella sconfitta degli Under con Moncalieri non si abbini una colpa riconducibile a Treviso. Non è un ragionamento folle, o meglio potrebbe esserlo, ma la fantasia della piazza petroniana, su questo piano, è infinita, ne ha dato ampie prove in passato (in un altro sport).

Coach Boniciolli, (ph. Giorgio Neri)

La F ribolle come sempre. Che siano i reboanti propositi di coach Boniciolli (il quale giustamente “vende” la sua merce, e occulta con abilità tutti i “giri di valzer” tecnico-comunicazionali dell’annata, l’omelette è stata lanciata in aria e rimessa in padella a faccia in giù almeno una decina di volte: ora parla il campo) o le scivolate espressive di Federico Ballandi, talmente plateali da sembrare quasi “finte” e/o volute – ma purtroppo non è così -. L’aulico pensiero dello sponsor sulla Sicilia (lo replichiamo per quei tre che non lo sapessero: “Siamo fortunati che i playoff sono vicini a casa, a me piacciono molto le trasferte. Vedremo se con dei Frecciarossa o con dei canotti riusciremo a raggiungere questa località. E’ ancora in Italia?“) è la sintesi di una somma di presunzioni, quella generata dai soldi, quella dovuta alla “bolognesità” fatta di grassa padanità, e quella per cui la geografia è un optional (ma non è mica colpa sua, è la scuola che a un certo punto ha abolito quella materia dai propri programmi. Così capita che si pensi che Agrigento sia sul mare. No, è all’interno. Si gioca a Vigata – Porto Empedocle – ma Montelusa è collinare. Mai letto Montalbano, Ballandi? Neanche un po’ in tv, fra una festa e l’altra? -). Dice: ma Ballandi è prima di tutto un tifoso. Posto che sui social ho letto prese di distanze fe-ro-ci di storici supporter biancoblù verso di lui, la prima che si è dissociata è stata la Fossa, già turbata dalle magliette (poi sono piovuti distinguo che hanno battuto per distacco le dichiarazioni di Berlusconi, Grillo, Renzi e Alfano messe assieme. Unanimità assoluta, Ballandi ha cementato l’Arco Costituzionale. Spero che sappia cos’é…). Ok, si è scusato. In Sicilia hanno usato l’arma dell’ironia, del resto nella città dei Templi Greci e di Pirandello la conoscono forse meglio che a Funo di Argelato (“venga pure, non occorre il passaporto”). La certezza è che tutto questo casino ha fortificato i padroni di casa. E’ vero che è quasi peggio giocare tra le mure amiche che non fuori, ma non sarà una passeggiata. Nemmeno per la Virtus, che ricalca il PalaDozza dopo vent’anni. Ed è stata votata come favorita. Cose che, di solito, portano una iazza pazzesca.

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