Coach Pillastrini e gli americani: un rapporto dolceamaro


Nella sua lunga carriera, coach Pillastrini, ha incontrato decine di giocatori americani. Con alcuni ha avuto un grande rapporto e risultati importanti, con altri, invece, le cose non sono andate così bene

di Calogero Destro

La scelte operate da Treviso in materia di americani, da un paio d’anni a questa parte, non sembrano proprio azzeccatissime. Solo per rimanere a questa stagione, le cifre di Perry e De Cosey, l’ala/centro e la guardia statunitensi che dovrebbero fare la differenza per la De Longhi, sono abbastanza evidenti (in negativo) : 12.4 punti, 9.5 rimbalzi in 30 minuti di media per Perry; appena 9.2 punti, 4 rimbalzi e 1.5 assist per De Cousey in soli 23 minuti di media. Numeri abbastanza chiari, che dimostrano giocatori non all’altezza per una squadra che vuole puntare alla promozione.

Stefano Pillastrini, attuale allenatore della Treviso Basket, ha guidato entrambe le bolognesi nella sua carriera

Ma qual è stato, nel corso degli anni, il rapporto di coach Pillastrini con i giocatori americani scelti da lui o dalle società in cui ha militato?
Difficile ripercorrere le tappe di una carriera lunga più di vent’anni, ma qui di seguito si farà riferimento a due occorrenze – una positiva, un’altra negativa – per cercare di valutare quale sia stato l’impatto di cestisti americani su alcuni dei roster allenati dal coach ferrarese nelle sue esperienze da capo-allenatore.

2004-2007: Sutor Montegranaro– Pillastrini allenò la Sutor dal 2004 al 2007: gli anni migliori della società fermana, anche grazie al lavoro del coach emiliano. Arrivato in corsa nel 2004, guadagnò subito la promozione in A2, battendo Rieti 2-1 in finale.
L’anno successivo, Montegranaro sfiora il “back to back”: ma la A1 rimane un sognoi sfiorato, che svanisce in finale contro la Virtus Bologna. La promozione arriverà comunque: l’anno successivo, ancora contro Rieti, piegata ancora in finale (3-1).
L’uomo simbolo di quella Sutor era un americano: “il professore”, Randolph Childress, vero e proprio trascinatore in quegli anni (2004-2007) magici per i tifosi fermani: nella sua prima stagione in A1, la guardia di Washington farà registrare 11.6 punti e 4 rimbalzi a gara, trascinando la Sutor ad un soffio dalla storica qualificazione ai playoff. Nel triennio a Montegranaro, dunque, non si può certo dire che il contributo degli americani (soprattutto di Childress) non fu fondamentale per i successi di Pillastrini.

2007-2008: Virtus Bologna– Nella stagione dell’addio a Montegranaro, Pillastrini approda a Bologna, sponda Virtus. La sua avventura sulla panchina delle “V nere”, però, durerà solo 20 partite. Prima dell’esonero di Pillastrini, uno degli americani, il play Conroy, viene tagliato per scarso rendimento. Dai buoni cestisti statunitensi, come Travis Best o Brett Blizzard (protagonisti, nella stagione precedente, nella cavalcata che portò la Virtus alla finale playoff) Pillastrini non riesce a ottenere il massimo e ne pagherà le conseguenze con la panchina.

Un rapporto complicato– L’esperienza di Pillastrini, sfortunato nelle ultime due stagioni a Treviso, non è però esclusiva. Non è raro, infatti, che dei giocatori di talento non riescano ad inserirsi in un sistema o che i problemi con dirigenza o società ne frenino le potenzialità. L’essere americano non è garanzia di riuscita, anche se di solito le scelte pagano. Ma non ditelo a Pillastrini, che forse, oggi, avrebbe qualcosa da ridire.

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