Fortitudo eliminata: il progetto tecnico di Boniciolli è fallito


Finiscono in semifinale i playoff della Fortitudo. In una stagione fallita ecco le colpe di coach Boniciolli

– di Alberto Bortolotti –

Tutto a Nord Est il basket. Le due semifinaliste di Serie A sono Venezia e Trento, quelle di A2 Virtus Bologna e Trieste. Le tre Venezie sugli scudi, un fatto inedito, e la più blasonata, nobile decaduta, a parte Milano.

La delusione di coach Boniciolli, uno dei principali responsabili del fallimento della stagione della Fortitudo

Un quadro inatteso ma logico. Se lo scudetto non va a Milano per la somma di errori e presunzioni da parte dell’Olimpia (che nel chiamare Pianigiani dimostra ancora una volta che il cordone ombelicale con la vecchia Siena non si è spezzato…), la promozione in A1 non va alla Fortitudo per motivi, in fondo, simili. Ed è un artifizio verbale cercare di richiamarsi alla storia recente di Brescia, rievocando finale, semifinale e quel che segue (A1, battuta proprio la F), la realtà è che il progetto tecnico ha fallito e la società ha mostrato lacune di personalità e autonomia ripetute, dai pois ai canotti al Dall’Ara all’ “orgoglioso” del nostro pubblico” (invasore e manesco, in proporzioni minime ma purtroppo significative: mettere qualche “gonfio” pare brutto?) è stata tutta una stagione di mezze scivolate e di “vorrei ma non posso”.

Non sugli investimenti sui giocatori, su questo non si può dire che Pavani e Muratori si siano risparmiati. Hanno assecondato Boniciolli in tutto, e lo faranno probabilmente ancora, distruggendo una creatura che forse ha bisogno di rigenerazione (il coach da tempo sussurra agli apologeti che la squadra va rivoltata come un calzino) ma potrebbe sopravvivere per larghi tratti, ad alto livello in A2, se solo si pensasse, in fondo, alla cosa più consequenziale e meno costosa: un cambio di allenatore.

Proseguirà il matrimonio tra Boniciolli e la Fortitudo?

Intendiamoci: Boniciolli è feroce in palestra, dotato di inventiva in panchina, bugiardo al punto giusto (34’ di Cinciarini in gara 5, ma non era morto?) ma shakera continuamente i giocatori che a un certo punto fondono. E sarà vero che Italiano è un “coglione” (cit.), che Toblerone Raucci giocava pivot nelle minors, che Montano si palleggia sul piede, che Candi e Ruzzier non sono maturati a sufficienza, ma alla fine, degli stranieri che ha scelto lui, chi ha funzionato veramente? Ed è giusto, soprattutto funzionale, se li vedi scarsi, dirlo? La conferenza stampa di Trieste è lo specchio dell’annata: per andare su occorre esperienza, però i miei veterani hanno toppato. Quindi? Tu sei sicuro di non entrarci? Non sarai un “allenatore di sistema” ? (è una battuta, Matteo!).

L’autocritica non è di questo mondo e sotto le Due torri, nel calcio, ce n’è un altro (anche lui bravo, anche lui con dei limiti) per cui è sempre colpa degli altri. Ma, ripeto, la Kontatto non ha comprato Petkovic (cioè sì, Knox, ma c’era da subito), ha preso Legion e Cinciarini, come dire Antenucci e Dzemaili, non due scartini, in Serie B.

Chi ritiene che il sottoscritto sia animato da livore verso Boniciolli per le ripetute punzecchiature – talora qualcosa di più – avvenute durante l’anno ha in parte ragione: non ho gradito, non gradisco e non gradirò. E non glielo mando a dire. Però gli riconosco grande autonomia nel giudicare i codardi dell’invasione e bravura eccellente di affabulatore.

Ma i monologhi funzionano se sei Gassman. Le conferenze stampa “condizionate”, con un uditorio terrorizzato, sono molto contemporanee ma in fondo servono a poco. Il matrimonio tra le aquile e coach Matteo continuerà, con ogni probabilità, ma quest’anno bisogna chiamarlo per quello che è: una somma di errori, diverse cose accettabili e qualche sfiga. La principale? Che ci fosse la Virtus e pure forte. Quella è stata irrimediabile.

Print Friendly



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *