Gara1 di playoff in archivio: vincere è meglio che perdere


Disastro Fortitudo ad agrigento, -23, brodino Virtus su Casale, +7. In attesa di gara 2

– di Alberto Bortolotti –

Tre vittorie dell’Ovest, cinque dell’Est. Dai 4 punti di Roseto a Legnano ai 23 della Fortitudo-2 sulla Fortitudo-1. Un solo successo esterno, appunto, degli abruzzesi, e un solo punteggio “largo” quello tra la prima del girone “nostro”, Treviso, contro l’utima degli altri, Trapani.

La Fortitudo di Matteo Boniciolli ha perso malamente Gara1 ad Agrigento (ph. Giorgio Neri)

Poi, le 23 lunghezze di divario tra Agrigento e Fortitudo: apparentemente, impossibili. Non ci sta neanche, per la verità, dire che sarebbe stata meno larga se la Kontatto avesse mantenuto il quintetto, come ha fatto Boniciolli. Lo svacco – come ha sottolineato il bravo telecronista Tedeschi – è partito con i “buoni” in campo e poi sì, era tutto inutile. Verissimo, la difesa ha fatto acqua ma se il marchio di fabbrica della Real Casa è quello e viene posto in soffitta proprio nel momento in cui parte la festa (evocata più e più volte nelle torrenziali e auto-referenziali comunicazioni tenute nella “useless season”: mai stata regular, agli occhi boniciolliani), qualcosa che tocca c’è. E qualcosa ha sempre toccato: di 4 stranieri, al momento, non se ne fa uno, licenziati – giustamente: ma chi li ha scelti? – Roberts e Nikolic, non finiscono nemmeno Knox e soprattutto Legion. Il primo è morbido anche quando dovrebbe essere ruvido, il secondo è trasparente tanto quanto elegante. Gli italiani finiscono nel frullatore, Gandini merita 6 ma è un Michelori meno usabile, Cinciarini ancora non integrato (ci mancherebbe…), Mancinelli, Candi e Ruzzier sembrano degli alternatori, Italiano e Raucci poco di categoria, Campogrande e Costanzelli acerbi.

Forse questa squadra può redimersi o rendersi Araba Fenice, ma è dal primo giorno che stenta, per quante pezze uno ci possa mettere. Chissà se il difetto è nel manico, al di là di una applicazione indiscussa. Ma se il core business della conferenza stampa post-gara è “non so perchè giochiamo bene solo con la Virtus”, o è amore (alla V nera) o è resa. C’è da vincere un campionato o un derby? C’è da fare qualche incasso robusto per aiutare i conti o ci sono altre strade? Sì, Ballandi ha danneggiato, ma pare che il club non se ne sia molto adontato. Boniciolli ora è solo, con gli assistenti, in 48 ore deve fare un miracolo. Esatto, come vincere in Eurolega: lì, in Nord Africa, il fico d’india punge.

Dopo questo “liscio e busso” lo schifo virtussino (tecnicamente è così) di gara 1 passa quasi inosservato e i vuoti del palaDozza (per quanto anche al PalaCanotto, molto larghi…) un incentivo al ripopolamento in gara 2. Dalla Sicilia emerge il nulla più assoluto, dai travagli bianconeri almeno un Ndoja in formato fighter (finalmente!). Poi il bel basket del girone di andata della “useless season” è morto e sepolto. Per ora. In attesa della revanche, un motto catalaniano: vincere è meglio che perdere, “du pont is mej che nan” (semi-cit.).

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