Insidia Ravenna ma Virtus e Fortitudo possono svettare verso il Paradiso


Ravenna si presenta come un eventuale avversario ostico per la Virtus mentre la Fortitudo è cresciuta. Entrambe le bolognesi possono ancora puntare alla A

– di Alberto Bortolotti –

Alessandro Ramagli durante un timeout (ph. Virtus)

Solo una squadra, oltre alla Fortitudo, ha perso fino ad ora un’unica partita nei play off, ed è Ravenna, gara 3 a Roma. Ma i contorni delle sconfitte sono differenti, rovinosa gara 1 della Kontatto ad Agrigento (troppo brutta per esser vera), in mezzo alle serie quella dei romagnoli di coach Martino, un -11 che ci può stare, specie se si gioca in permanenza senza Marks, a referto anche contro Verona solo per onore di firma.

Ciò non significa che Ravenna sia la favorita, ma nemmeno che la Segafredo, per dire, possa guardare a una semifinale eventuale con OraSì con grande ottimismo, avendoci tra l’altro perso 2 gare su 2 in stagione regolare. E già che siamo in casa bianconera, apriamo porte e finestre: squadra che, se gioca e con Gentile, unisce concretezza a basket piacevole, scorrevole, fluido. Ma se non gioca ha già deragliato due volte e rischiato che fossero tre, due con Casale e una con Roseto. La speranza è che Ramagli si sia tenuto le cartucce di un gruppo meglio in viaggio che in casa per i playoff e che il Calvario verso il Cielo sia costellato di colpi esterni. Talento e solidità non rendono certo la cosa impossibile. E poi, parliamoci chiaro, i valori delle nostre due sono un’altra cosa rispetto alle concorrenti, solo che non sempre vengono esplicitati. Ozioso riesaminare i singoli, quintetti e cambi sono lì, che parlano.

Stefano Mancinelli (ph. Giorgio Neri)

Dico questo perchè mi ha oggettivamente impressionato l’idea che Treviso, capolista che sarebbe ingeneroso definire fortunata del Girone Est, fosse, in fondo, inerme verso la Fortitudo. Certo, tentativi di riaggancio ce ne sono stati, Knox avrà anche un po’ pasticciato (in difesa decoroso, dai, nel finale), ma il talento dei bimbi veneti è stato soffocato nella culla e i due stranieri De Longhi…insomma, va bene, c’è di meglio. E la panchina Fortitudo ha esibito tutta la sua lunghezza e tutte le sue motivazioni. Tutto questo è merito di un gruppo che è lievitato nel casino organizzato di quest’anno, psicodrammi al ragù che non hanno impedito, anzi agevolato rafforzamenti e autostima cresciuta. Tra l’altro non si intravvede un’altra Brescia, ci sono avversarie certo competitive ma forse tutto potrebbe svilupparsi sotto le Due Torri. Sempre ammesso che entrambe svettino verso il Paradiso prima della guerra fratricida. Ne riparleremo a serie concluse.

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