L’anima guida la Virtus in A. Bucci, Ramagli e Zanetti hanno fatto l’impresa


Il punto sulla stagione vincente della Virtus: tanti protagonisti per questa storia di successo in bianconero

– di Alberto Bortolotti –

Se la serie A (ho scoperto ieri che non si chiama più A1, sopravviveremo) fosse una cosa seria, se Milano fosse effettivamente un traino per il movimento come all’epoca di Bogoncelli e non soprattutto un gioco sportivo di un grande e munifico imprenditore e un clone della vecchia Siena, sarebbe pure giusto il collo di bottiglia rigidissimo di una promozione su trentadue squadre. Invece la A2 ha giustamente premiato la dominatrice incontrastata ma lascia per strada altre possibili protagoniste, sicuramente più meritevoli per blasone, impianti e prospettive tecniche di tante comprimarie che tessereranno 6 colored saltatori senza arte ne’ parte più qualche vecchio arnese nostrano.

Festa grande sul parquet di Trieste: la Virtus torna in A (ph. Virtus)

Quello che mi parve evidente da subito è che questi ragazzi bianconeri avrebbero avuto un’anima. Non pensavo assolutamente a una stagione di successi così, ero convinto però di un recupero dell’identità. Che viene anzi tutto dagli italiani. Nel contempo non mi convincevano per nulla le reboanti dichiarazioni dei competitor cittadini, tutti tesi a dimostrare a se stessi di esserci, di essere più forti delle bave, se non sul campo almeno nell’autostima. E, mal che vada, l’anno successivo riparte la giostra. Faranno meglio, perché gli è stato tolto IL problema, cioè la Virtus.

A ottobre per un progetto legato al marketing chiesi e ottenni un appuntamento con Trovato, che non conoscevo. Me ne aveva parlato bene Basciano, che è e resta un amico. Quell’idea e’ rimasta li, impolverata, ma mi colpi’ la difesa che Julio fece di Marco Spissu, una sua creatura tecnica. A fine campionato gli rivolgo tre considerazioni. Ha fatto bene a difenderlo, è stato un faro, anche se lo ha migliorato l’arrivo di Gentile. Si fa bene un lavoro alla volta, lui ha fatto benissimo quello di Diesse. Veda meno nemici, io per esempio non scrivo per procura. Preferisco stare sulle scatole da solo, naturalmente. Capita già con tanti, uno più uno meno a 60 anni non mi cale.

Le idee forti sono state tre: Bucci, Ramagli, Zanetti. La prima, opera di Basciano, ha figliato la seconda. E la terza è certamente nata dai travagli della Fondazione, che era una buona idea (ne porto una parte di responsabilità, chiaro che la difendo) sviluppata magari male e ha consentito a tanti virtussini di avvicinarsi alla stanza dei bottoni e capirne le difficoltà. Approfitto per rivolgere un elogio al movimento cooperativo, se oggi godiamo è anche merito di chi ha rabboccato quando tanti si facevano di nebbia. Lo sport genera debiti, squilibri, aspettative gigantesche, delusioni, vendette, fucilazioni sui social. E’ una fucina di negatività, nell’ordinario.

Restiamo un attimo sul punto tecnico. Raro trovare due americani decisivi come i nostri. Raro mettere insieme due all around chirurgici come Rosselli e Ndoja. Raro avere due centrocampisti di fosforo e sostanza quali Gentile e Spissu. E due stopper del calibro di Spizzichini e Bruttini. Poi mister utilità Michelori e i Cinni, mica solo ornamento. Quasi impossibile trovare un assemblatore come Ramagli, il re del garbo, ironia, riconoscenza, professionalità sotto traccia. Un onore averlo avuto come coach, ora è nei libri di storia (ne ho fatti, so di cosa parlo).

E veniamo al capitolo forse più atteso. Si, l’esonero è stata una opzione valutata dopo quel disastro interno, ed era pure comprensibile, l’anno prima si era morti di inazione, gli scrupoli ci stavano. E, detto che un certo attivismo verbale della proprietà e’ stato oggetto anche di analisi interna, bisogna anche valutare il fatto che se si porta un nome di spessore internazionale non ci si deve mai accontentare. Il crinale è sottilissimo.

Portare a casa Il Signore del Caffè e’ stata, perdonate il gergo petroniano, la busonata del secolo. Intanto lui era animato da un sano e bilioso sentimento di rivincita, dopo le porcate ripetute subite nel Bologna. Qualcuno resta sulle incomprensibili posizioni di 7 anni fa, “mi tocca tifare per Zanetti”, ma arriva poi fin li (del resto si è poi visto dove ha portato questa mentalità nel Bologna). Non temete, malinconie e agguati ripartiranno tra poco. E’ Bologna, bellezza. Però gli annali sono intanto rimpolpati da tre trofei: Coppa Italia, campionato e under. Così, per chi “porta sfiga” non è neanche male.

Ora si tratta di non buttare quello che può servire anche in categoria superiore, ricostruendo, per quanto sarà possibile, un ambiente non dissimile dall’attuale. Qui non c’entrano Zanetti e Baraldi ma lo staff tecnico. I primi debbono solo mettere la fresca, non un particolare qualunque. Ma adesso è tempo di festa, la gatta presciolosa fece li fiji cechi. “Elogio della lentezza” ai due saggi del backoffice bianconero, Loredano Vecchi e Giuseppe Sermasi, passo lento e sicuro. Bravi anche a loro.

Chiudo con un bellissimo vocale giuntomi da un collega che si occupa d’altro. “Si, vabbe’, avete vinto una coppetta in casa, poi un campionato minore. Ma vuoi mettere la vasca del ghiaccio di Casteldebole?

Si può anche sorridere, su.

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