L’entusiasmo del raduno, Ramagli simbolo di tranquillità: così riparte la Virtus


Il racconto del pomeriggio del raduno in casa Virtus tra volti vecchi e nuovi con coach Ramagli a fare da bussola all’universo bianconero

– di Alberto Bortolotti – 

Quando diventi vecchio lo noti subito. Un over 30, non esattamente un cinno, passa e cordialmente ti saluta. “Buonasera, come sta?” E’ Guido Rosselli. Del resto ne ho il doppio, ha tutto il diritto ed è pure educato. Fortuna che a un certo punto arrivano Renato Albonico e Achille Canna per cui torno a metà del guado. Perfino Sermasi, il tuttofare vicepresidente, e’ meno attempato. Due anni sotto di me. Se penso che nel ’71 Driscoll mi firmò il calendarietto del campionato…ecco, per dare l’idea da quanto tempo frequento.

La risposta di coach Ramagli all’entusiasmo del popolo bianconero (ph. Virtus)

Quantificare la popolazione presente alla Porelli il 17 agosto e’ roba che non riuscirebbero a fare nemmeno la CGIL di Cofferati e la questura di Roma. Il prudente Selleri scrive 500, il debordante Corriere spara 1500. Comunque tanti, con un sacco di ragazzuoli. Molti targati visibilmente, maglia nera dei play off, ma qualcuno ha anche la canotta sabatiniana griffata La Fortezza. Non una stagione indimenticabile. Però vale tutto. Assente la proprietà, o meglio presente la Fondazione ma mancano Coop e Segafredo, che immagino ritroveremo a Loiano il 27. C’è Fornaciari ed è sufficiente. Con lui Romano Bertocchi, come dire che indirettamente arriva l’augusta benedizione di Ettore Messina.

Il clima era tra l’estasiato e l’euforico e ne avevamo ben donde. Il simbolo era la garbata paciosita’ di Ramagli, una forza tranquilla di mitterrandiana memoria, una bussola per tutti noi. Una specie di Carlo Azeglio Ciampi negli anni bui di Tangentopoli, ironia livornese al servizio di concreta e fattiva applicazione al suo campo di lavoro.

Non mi ha interessato sentire Alessandro Gentile, e non mi sogno di criticare i colleghi che lo hanno fatto. Credo che sappia benissimo da solo, senza che glielo ricordiamo compulsivamente, che ha una piccola onta da lavare, il fratello su cui poggiare e valorizzare senza porlo in ambasce e la gratitudine a un club che gli da’ il ruolo di prima punta. Facciamo conto che gli 800 di ieri (dato intermedio) siano come coloro quali si precipitarono alla stazione dell’alta velocità ad accogliere Mattia Destro. Ma confidiamo che l’esito finale sia molto, ma molto diverso.

Io ho in testa a cosa si può puntare. Credo che sia lo stesso obiettivo a cui stanno pensando Bucci, Ramagli, Ndoja e quello sfrontato (scherzo!) di Rosselli. Se permettete, ve lo dico in giugno. Adesso abbassare il culo e difendere. Sennò non si vince manco a tressette.

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