Old Star Game, Moretti, “Il tiro da 4 di Danilovic? Il momento più triste della mia carriera”


“Vestirò la maglia della Virtus, in Fortitudo una toccata e fuga”: giovedì 6 aprile, alle 20,30, al PalaDozza in campo anche “Paolino” Moretti

di Damiano Montanari

Anche Paolo Moretti in campo nel derby Old Star

Sarà un doppio ex. Con quattro stagioni in Virtus – dal 1992 al 1996 – e una e mezzo in Fortitudo, nell’annata 1997/98 e metà di quella successiva, “Paolino” Moretti ha scelto quale maglia indosserà giovedì 6 aprile alle 20,30 al PalaDozza all’Old Star Game – per il quale è in preparazione una speciale scenografia d’amarcord a bordo campo – nella serata speciale a favore della Fondazione Operation Smile Italia Onlus.

Vestirò la maglia bianconera perché il mio passaggio in Virtus ha lasciato un segno importante (tre scudetti consecutivi nelle stagioni 1992/93, 1993/94, 1994/95 e una Supercoppa italiana nel 1996, ndr), mentre quella in Fortitudo è stata poco più di una toccata e fuga (nella stagione 1997/98, vincendo comunque una Coppa Italia e una Supercoppa italiana, e nella metà di quella successiva). E’ meglio prendere una posizione che fare scontenti tutti. Mi sembra una cosa, giusta, serena e tranquilla”.

Che cosa significa il derby a Basket City?
Il derby – non solo a Bologna ma in tutto il mondo – è qualcosa di sentito in maniera astratta e che esula da ogni logica di classifica e di equilibrio. E’ una partita a sè, un campionato della città tra due squadre, in cui rivalità private e pubbliche, litigi, umori e tutto ciò che fa da corollario contribuisce ad alimentare l’attenzione attorno all’evento. Ci sono emozioni che vanno al di là di ogni paragone. Non c’è un derby che assomiglia ad un altro, ma la stessa passione che si ripete e che si amplifica”.

A Bologna è tornato il derby dopo otto anni. Ha seguito quello dell’Epifania all’Unipol Arena? Che idea si è fatto?
Sì, l’ho seguito in televisione. E’ stato emblematico. Io stesso avevo fatto un pronostico netto a favore della Virtus, perché la Fortitudo mi sembrava un gradino sotto. Invece è uscita una partita equilibrata che la Fortitudo avrebbe vinto ai punti, ma che ha perso di un soffio. Nel derby di ritorno, il 14 aprile, mi aspetto una gara equilibrata, in cui tutto sarà possibile. L’atmosfera che solo il PalaDozza può dare rispetto all’Unipol Arena potrebbe giocare un ruolo importantissimo”.

Com’è stato vivere il derby prima in Virtus e poi in Fortitudo?
Il primo anno in Fortitudo ci sono stati due derby in campionato, poi quelli di Coppa Italia, di Eurolega e della finale play off: in tutto una decina. Al di là delle prestazioni, ricordo ancora un episodio. La notte prima di un derby che io giocai in maglia Virtus, nel cuore della notte, sentii un campanello suonare di continuo per minuti e minuti. Alzai la cornetta del citofono, imprecai, urlai mandando il mio interlocutore a quel paese, ma il rumore continuava. Trascorsi alcuni minuti, scesi e trovai uno stuzzicadenti incastrato nel campanello. Ecco, il derby è questo: ha un “pre”, un “durante” e un “post” che lo rendono unico”.

Nella sua prima stagione in Fortitudo vide, da avversario nella finale scudetto, il famoso “tiro da quattro” di Danilovic?
Fu in assoluto il momento più triste della mia carriera sportiva come atleta”.

Qual è il suo ricordo vincente più caro in maglia Virtus?
Quello della stagione 1994-95. Eravamo senza Danilovic e nettamente sfavoriti, ma riuscimmo a ribaltare il pronostico vincendo 85-81 (grazie anche ai 26 punti Moretti che, nell’occasione, si meritò il soprannome di “Morettovic”)”.

Alla Virtus e alla Fortitudo si associano spesso gli stereotipi dello “stile”, da una parte, e della “passione”, dall’altra. E’ ancora così o queste “categorie” sono state superate?
Secondo me questi stereotipi erano validi: la storia lascia un segno in cui entrambe le tifoserie si riconoscono. Ma oggi i tifosi che mi seguivano quando giocavo hanno cinquanta, sessanta e più anni. Le generazioni cambiano, le tifoserie si evolvono. Ci possono essere un adeguamento, una metamorfosi e un miglioramento della concezione di come si sentono i tifosi delle due sponde di Basket City”.

Giovedì 6 aprile alle 20,30 al PalaDozza andrà in scena l’Old Star Game, il Derby dei Miti di Basket City. Un’occasione unica a cui partecipare.
Ho voluto esserci prima di tutto per rivedere amici, quelle facce e quegli occhi con cui, al di là dei colori della maglia, ho condiviso emozioni speciali. Poi per ricordare il passato, con la consapovolezza che il tempo è tiranno e che oggi non possiamo minimamente assomigliare a quelli che eravamo. E terzo – e più importante – perché stiamo facendo beneficenza per una nobilissima causa”.

Moretti è stato un grande giocatore che ora è allenatore. Il suo futuro è in panchina o in altri ruoli?
Nel prossimo futuro non mi vedo in un ruolo diverso da quello di allenatore. Al momento sono sotto contratto con Varese anche per la prossima stagione. Aspettiamo l’estate e vediamo cosa succede”.

Il figlio di Moretti, Davide, è uno dei talenti emergenti del basket italiano. Quale consiglio gli dà?
Dico una cosa che riguarda tutti i talenti dai sedici ai vent’anni: che si preparino ad un percorso duro, difficile e per niente scontato. Oggi il sistema basket è difficile. Investire sui giovani significa investire in denaro e pazienza ed il sistema di oggi non è strutturato per sostenere questi ragazzi. Auguro a loro di avere la forza di resistere alle difficoltà”.

Dopo le sue esperienze in Virtus e in Fortitudo, dove consiglierebbe di giocare a suo figlio?
Davide oggi è un giocatore sotto contratto con Treviso con la possibilità eventuale di un prolungamento. Valuterà a a fine stagione tutte le opzioni e cercherà di metterle sulla bilancia”.

Tra Virtus e Fortitudo chi è favorita per la promozione?
L’allenatore di una (la Virtus) dice di avere una squadra seria e competitiva, quello dell’altra (la Fortitudo) di avere la squadra più forte del campionato. Questo significa che sono due squadre che si contenderanno la poltrona per la Serie A. Ci sono tante pretendenti, ma ora le due bolognesi mi sembrano le più ambiziose. Potranno arrivare fino in fondo, a meno che il calendario non le metta di fronte in qualche turno precedente”.

All’Old Star Game siederanno in panchina grandi allenatori come Bucci, Peterson e Recalcati.
Saranno gli unici che potranno fare egregiamente il loro mestiere, mentre per noi sarà un’agonia. Al di là della battuta, è bello che personaggi di questo spessore abbiano aderito per sostenere la causa della Fondazione Operation Smile”.

Un appello a Basket City per partecipare all’Old Star Game?
Venite in tanti, venite tutti con lo spirito di partecipare a una grande festa per il motivo più nobile che ci possa essere”.

Print Friendly, PDF & Email



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *