Virtus a caccia di una stella che non sarà Aradori. Fortitudo già fatta copiando i bianconeri?


Analisi del momento di Virtus e Fortitudo con i bianconeri che perdono Aradori mentre i biancoblù hanno già chiuso il nuovo roster

– di Alberto Bortolotti –

Se fosse consentita una battuta, Joey Saputo è stato molto più furbo. Fattosi tastare (in un modo evidentemente a lui sgradito) nei primi due mercati, chiusi con rimarchevole disavanzo – ancorchè non latori di chissà quali talenti -, ha poi tappato i rubinetti e nessuno si aspetta più dal magnate canadese chissà quali investimenti: ecco perchè il Bologna viaggia sotto traccia. Poca rilevanza mediatica ma mai pentimenti per troppo denaro speso.

Niente Virtus per Pietro Aradori (ph. Eurosport)

La Virtus di Zanetti (al 40%, dato che il 38 è saldamente in mano cooperativa) sconta il nome del proprietario di riferimento: tanti si aspettano ruscelli argentei. Non basta una offerta ad Aradori considerevolmente più alta di quanto l’azzurro percepisse a Reggio, se Torino, oramai in mani Fiat, alza la posta per puntare in alto. Perdippiù sotto la Mole giocheranno in Europa, e questo ha un valore. In ogni caso l’esterno ex Reggio aveva già visto sfumare le offerte di Sassari e Avellino e ha, dal suo punto di vista giustamente, inteso monetizzare. Mettiamoci anche che Banchi, coach sabaudo, lo ha chiamato tutti i giorni, più volte al giorno, come se si trattasse di una bella ragazza. Un corteggiamento in piena regola.

C’è chi sostiene anche che nel gruppo dirigente Virtus, al di là dell’apprezzamento verso il giocatore di Zanetti in persona e Bucci, non tutti fossero convinti dell’operazione, che per la V nera avrebbe avuto anche un forte valore simbolico. Insomma, la rinascita passava anche da Aradori e adesso toccherà cercare un sostituto. Due teorici candidati, Della Valle e Gentile (l’altro), con diversi contro e alcuni pro. Qualcuno da A1 “piena” occorre, in affiancamento a Stefano Gentile, auto-retrocesso pochi mesi orsono: con lui riuscì un’operazione non troppo onerosa, con Aradori no. Succede.

Sarà curiosamente un mercato non rapido, tanto è vero che prima di agosto non si parlerà di campagna abbonamenti. Ma il tempo è indispensabile per tentare di ricostruire, a protagonisti in parte cambiati, la stessa chimica che Ramagli e Trovato crearono nell’estate 2016. Non sarà facile, ma ci provano.

La formula per vincere l’A2 è quella, lo dimostra anche la conversione tecnica sulla Via di Damasco di coach Boniciolli. In mezzo al solito diluvio concettuale risulta chiaro che se Mancinelli è Rosselli, Amici assomiglia molto a Ndoja. Almeno – così sperano i biancoblu – sul piano caratteriale, magari senza qualche sconfinamento poco simpatico.

Boniciolli ha già chiuso il roster della prossima Fortitudo (ph. Giorgio Neri)

Proseguiamo negli accostamenti: Gandini è Michelori, Chillo e Pini si fondono per reincarnarsi in Bruttini. Manca Lawson, che, ad onta di incomprensibili dimenticanze boniciolliane, sarebbe il centro titolare: che poi tiri anche da 3 non lo depotenzia, sotto canestro. E, nella testa del coach narratore, McCamey è un Umeh più forte, almeno fisicamente. Se avesse il rendimento del nigeriano nei play-off, beh l’A1 non sarebbe – credo – solo un proclama, ma una possibilità molto concreta. Difficile da pronosticare, per un giocatore che avrà la benedizione di Messina (più indiretta di quel che si è detto) ma non un grande percorso agonistico nelle ultime uscite. Comunque, Teglia dice che è buono, quindi è buono.

Tra Fultz, Cinciarini e Legion alla F sono convinti di avere messo insieme un reparto illegale, come dice il tecnico/tifoso Vincenzino Esposito. Più dei Gentile, Spissu e Spizzichini: la risposta la darà il campo. Puà essere, come no: di sicuro non si può paragonare a Trieste e Treviso, piazze nelle quali il cartello “lavori in corso” campeggia ben visibile. Sinceramente, credevo che quest’anno avrebbero riflettuto di più. Il caso Roberts è lì, i rischi di overcoaching gli stessi di sempre, quelli che (un pò) hanno patito Candi e Montano, vittime di una forse indispensabile volontà iconoclasta.

Da ultimo vanno notati gli sforzi societari per rendersi più solidi (ancora una volta sulle tracce della V nera, con una Fondazione: per quanto diversa, trae giustamente esempio dagli errori) e il preannunciato addio del presidente Muratori. Come si concilii il probabilissimo passaggio di mano con l’ipotesi di un quinquennale a Boniciolli, da lui vagheggiata, è curioso. In caso, non dovrebbe pensarci il successore?

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