Virtus e Fortitudo, il flirt continuo


Dagli impianti ai settori giovanili è tutto un elogio reciproco: il miele reggerà al prossimo derby?

di Alberto Bortolotti
 

Alfredo Cazzola, ex presidente della Virtus

Il più sbalordito di tutti è Cazzola. Nel vedere continui ammicchi, galanterie, prove di collaborazione tra la (sua) V e la F, gli sembra di essere capitato in un altro mondo. L’uomo che ha fatto il Motor Show (inizialmente) senza Fiat, anzi contro, che poi ha sfidato da Milano il Motor Show, anche  se senza successo, e che soprattutto ha scalato i vertici del basket italiano partendo da una condizione iniziale di semplice allestitore di fiere (contro Benetton, Stefanel, Gardini, Gabetti, ecc.), osservava i vertici bianconeri e biancoblu flirtare e cinguettare a una cena congiunta di Panathlon e Rotary. Lui pensava ai suoi epici duelli con Seragnoli (magari anche al progetto Virtudo, o Fortus, che per fortuna abortì) e alla rincorsa in alto di stipendi per accaparrarsi le stelle migliori e non voleva credere ai suoi occhi.

Eppure nemmeno l’ipotesi di coabitazione sotto lo stesso tetto, ovvero il PalaDozza griffato F, anima il dibattito. O le stilettate di Boniciolli, che a difesa della propria retroguardia da “mani nelle mutande” (azzeccata definizione di Luca Corbelli) cita i lividi che provocava ai tempi d’oro sbattere contro Savic e Danilovic. Sembra proprio che vadano d’accordo sul serio.

Pietro Segata, presidente di Fortitudo 103 Academy

Il flirt è proseguito anche in tv. Pietro Segata, Presidente di Fortitudo 103 Academy, ospite al PG Basket, parla di A2 entusiasmante anche per i giovani e cita la Virtus. Cita la ricerca Stage Up sul pubblico del basket ironizzando sulla virtussinità dei suoi dirigenti ma con tono “lieve”. Conferma l’intenzione di giocare i derby play off all’ Unipol Arena. Segnala che il PalaDozza  già non è sufficiente per la F (“con 5 squadre invece di 4, che sono un obbligo, siamo in crisi”) ma non si mette di traverso a un eventuale, temporaneo e inevitabile, trasloco delle V nere. Anzi elogia la collaborazione Virtus/Pontevecchio tra i giovani.

Oh, vanno così d’accordo da essersi spartiti la settimana. Fortitudo a Trapani, terra in cui il comando cestistico è di Pietro Basciano, presidente di Fondazione Virtus. Lacrime e sangue promessi da Boniciolli per ovviare a deficit di concentrazione e amnesie difensive. Virtus verso la Coppa Italia, incerottata ma indomita.

E difficilmente decifrabile, una malattia che tocca anche la Kontatto. I “pigiamini” prendono Legion per ovviare alle carenze offensive e il colored (difensore rivedibile) gioca 15′ e fa 7 punti, a Forlì. In compenso Matteo Montano e Justin Knox si travestono da Harlem. La difesa va in vacanza, a un certo punto, e l’attacco fa senza Candi, senza Ruzzier, quasi senza Mancinelli ma vince bene lo stesso.

La Segafredo, che ritrova una striscia vincente, si dice, grazie alla difesa solida, batte Jesi segnando 98 punti e seppellendo i marchigiani sotto una gragnuola di triple, neanche ci fossero Lawson e Ndoja a presidiare le plance (come è noto, sono stati out).

Boh, chi ci capisce qualcosa è bravo.

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